domenica 6 marzo 2011

Sanzioni Libia l'Italia traccheggia

La risoluzione 1970 del 2011 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, votata all'unanimità, è chiara: tutti gli stati Membri dell' ONU devono congelare i fondi e le azioni posseduti o controllati direttamente o indirettamente dal clan Gheddafi.
Tutti gli Stati Membri hanno dato corso alla decisione. L'italia no, adducendo delle eccezioni cretine già previste ed escluse dalla risoluzione stessa.




Attraverso organi pubblici e privati di informazione italiana è stata data notizia di una distinzione operata dai Ministeri Economici e degli Affari Esteri del Governo Italiano tra i beni di proprietà dello Stato Libico e i beni di proprietà della famiglia Gheddafi e del suo clan. Sempre secondo tali fonti sarebbe stata o dovrebbe essere sollevata una questione innanzi ad Organismi internazionali Europei circa la portata pratica di tale distinzione. Tuttavia una semplice lettura del testo della Risoluzione 1970 del Consiglio di sicurezza dell’ONU smentisce senza possibilità di incertezze l’interpretazione dubitativa italiana. È infatti molto chiaro che la Risoluzione 1970 non fa distinzione tra proprietari e coloro che controllano direttamente o indirettamente fondi, azioni e risorse economiche se la proprietà o il controllo è riconducibile a una o più delle 26 persone esattamente indicate e nominate nella stessa Risoluzione 1970, cioè al clan Gheddafi.

Non essendoci alcun fondamento logico sul dubbio sollevato dalle autorità italiane, il ritardo che ne sta conseguendo nell’applicazione della decisone del Consiglio di Sicurezza da parte delle Autorità dello Stato Italiano produce l’effetto di violare la risoluzione che invece espressamente fa obbligo agli Stati Membri di procedere senza ritardo al congelamento dei beni Libici e alle altre misure. Nessun partito di maggioranza o di opposizione ha sino ad oggi sollevato la questione della violazione di una risoluzione ONU da parte italiana e della conseguente violazione della Costituzione Italiana che occorre ricordare restringe la sovranità nazionale in materie di Sicurezza internazionale in favore degli Organismi Internazionali (ONU) a cui l’Italia aderisce.

Non si ha notizia di proteste da parte di altri Stati Membri per la tuttora mancata adozione delle sanzioni da parte delle Autorità Italiane.

Una maglia nella rete delle sanzioni internazionali permetterebbe al clan Gheddafi di sottrarre ai propri connazionali Libici risorse economiche importanti consentendo al Colonnello e ai suoi uomini di liquidare tranquillamente fondi e titoli in Italia, di sottrarli alla legittima disponibilità della Nazione Libica, alterando impropriamente ed illegittimamente equilibri, già precari, del mercato finanziario italiano ed internazionale. Inoltre, il congelamento dei fondi libici costituisce per chi lo attua una garanzia economica seria tanto per il rispetto della Risoluzione 1970, quanto per gli eventuali danni che dovessero insorgere in futuro dalla crisi libica.

La minaccia di ritorsione espressamente dichiarata nelle ultime ore da parte del Colonnello consistente nella “invasione” attraverso l’Italia dell’Europa ad opera di migranti africani volutamente incontrollati dalle Autorità Libiche, sarebbe, se attuata, una violazione del trattato Italo-Libico del 2010, ed è in atto, anche se solo minacciata, una denuncia del trattato.

Avendo i due Ministri degli Esteri e della Difesa italiani insistito così tanto sulla circostanza che il trattato Italo-Libico era “di fatto” sospeso per mancanza di un interlocutore effettivo, in ciò talebanicamente sostenuti dalle più radicali proposte dei partiti di opposizione che sostenevano la necessità di una sospensione non solo di fatto ma soprattutto formale del trattato stesso, ci mettono di fronte adesso alla circostanza di poter replicare così poco alle minacce del Colonnello: se il trattato è sospeso (di fatto o di diritto non importa) ognuna delle parti è libera di fare come vuole. Grazie.