giovedì 3 marzo 2016

lacrime di coccodrillo

Spesso dietro pensieri elevati nascondiamo le nostre più acute debolezze. Ci commuoviamo per le tragedie che gli uomini e i bambini patiscono in mare e sulla terra. Si tratta quasi sempre di qualcosa che accade lontano da noi, nello spazio del Mediterraneo, in Africa, in qualsiasi parte del mondo da noi mai vista, mai attraversata e conosciuta. Spesso lontana nel tempo. Eppure intorno a noi 665 persone non riescono a mettere insieme il pranzo con la cena. Forse il tuo vicino di casa è tra questi. Ma egli è troppo vicino, non viaggia per il Mediterraneo e non lo vedi nei tuoi pensieri, occupatissimi ad inseguire immagini esotiche. 
Sono le 665 persone che due sole Parrocchie della nostra città sostengono occasionalmente con cibo e vestiario, frutto di piccole donazioni private. Ma il numero è sicuramente più alto. Uomini, donne, bambini, famiglie che attraversando il mare della vita sono naufragati. Ma non sono stati raccolti.
E se il nostro cuore si strugge davanti alle immagini di bimbi lontani piangenti, sporchi, affamati, esso però tace di fronte a ciò che la nostra intelligenza ci prospetta. E quanti bambini intorno a noi sono naufraghi di questa città? Cosa ci rende così sensibili a ciò che è così lontano e nello stesso tempo così tanto più difficile da affrontare e impossibile da risolvere? Un gesto di solidarietà interiore così, ai nostri occhi, ci rende generosi, grandi, civili, sensibili e dotati di grandi qualità umane e di carattere.
In realtà, non facciamo altro che gonfiarci. Ci facciamo il selfie di noi stessi accattivante, rassicurante, che ha solo uno scopo, quello di compensare la nostra interiore consapevolezza di essere inadeguati ad affrontare e risolvere problemi -sì, dolorosi- ma semplici che hanno una soluzione possibile e reale. Noi nel profondo sappiamo di non esserne all'altezza. E dunque riequilibriamo, gonfiandoci, quello che in realtà siamo: esseri piccoli piccoli.
E così ci rendiamo più sopportabili a noi stessi, prendendoci in giro da soli.
Il discorso è serio, perché riguarda ciascuno di noi e le istituzioni pubbliche. Di fronte ad un affondamento umano così prossimo a noi, persino l'autorità, oltre alle nostre coscienze, tace. Eppure, ci sono le persone competenti e i mezzi che potrebbero occuparsi in modo non occasionale e in forma professionale del disastro che ci circonda. Ma per molti di coloro che sono stati investiti di tale autorità il problema principale è quello di evitare il proprio naufragio e, se dovesse accadere, organizzare il proprio soccorso e salvataggio.
Viviamo in una società che non è brillante, diciamo, sotto il profilo della solidarietà umana. Ed anche per le autorità vale la regola della compensazione. Un bel gesto generoso li rende grandi, ai loro occhi, ma è il solito selfie rassicurante di sé, soltanto una immagine auto-prodotta, che nasconde una angusta personalità.

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